A un mese dal ballottaggio che ha visto la riconferma di Luigi De Magistris, l’urbanista Attilio Belli, professore emerito dell’Università Federico II di Napoli e componente del Comitato scientifico di Urban@it, riflette sulle priorità che egli dovrà affrontare nella doppia veste di sindaco del capoluogo campano e della Città metropolitana di Napoli.

In un articolo, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno di giovedì 14 luglio, le ha sintetizzate fin dal titolo: Priorità per il sindaco rieletto: Città metropolitana e raccordo con il Sud nell’agenda De Magistris.

Le elezioni amministrative a Napoli hanno dato un segnale chiaro: disertando le urne per il 70%, le periferie hanno in sostanza rifiutato l’offerta politica. Tutta. Pure quella di De Magistris, anche se ha raccolto il sostegno prevalente di altre parti e strati sociali della città.  È difficile quindi credere che dietro il sindaco ci possa essere una significativa soggettività in marcia alla conquista di una dimensione nazionale. Più semplicemente, ma anche più crudamente, i cittadini napoletani vorrebbero un’amministrazione che, almeno in parte, risolva i molti problemi che l’affliggono. E dopo cinque anni sembra proprio che le periferie abbiano detto che questo non è avvenuto. E non è un problema da poco.  Perché adesso il sindaco metropolitano di problemi ne dovrà affrontare molti di più. Dovrà misurarsi con quelli della Città metropolitana e con quella “cura dello sviluppo” alla base della Legge Delrio. Serve una cura dei mali sociali del territorio metropolitano, per farlo risalire, con qualche speranza di successo, nella graduatoria dei territori metropolitani europei. ”

Dal quadro tratteggiato da Belli, la situazione emerge in tutta la sua criticità:

Tra le 38 grandi aree europee quella napoletana si colloca al di sotto del trentesimo posto. Segnata com’è da una bassa attrattività per i valori modesti in tutte le dimensioni misurate: contesto economico, competitività del tessuto produttivo, dotazione infrastrutturale, contesto sociale, ambiente e qualità della vita. Nessuna dimensione è irrimediabilmente arretrata, ma tutte sono a livelli modesti. Serve quindi uno sforzo consistente per portarla a una condizione di adeguata competitività. Per questo impegno titanico la legge sulle Città metropolitane, come è noto a tutti, punta soprattutto sul piano strategico. Bisogna costruire una visione, come atto d’indirizzo, di concerto con le istituende zone omogenee, per gli interventi strategici e per l’esercizio delle funzioni dei comuni.”“Il sindaco – prosegue l’urbanista – non può continuare a rinviare la questione. Potrebbe raccogliere la recente disponibilità manifestata dal fronte imprenditoriale e seguire la strada già percorsa, ad esempio da Milano, sollecitando la Regione   a costituire la Conferenza permanente Regione-Città metropolitana  per stabilire «le linee programmatiche e le iniziative di raccordo tra il Programma di sviluppo della Regione […] e il piano strategico della Città Metropolitana», per «garantire la competitività del sistema produttivo e l’attrattività raccordandosi con la Camera di Commercio». Cercare di recuperare il ritardo e raccordarsi finalmente con il governo in merito ai provvedimenti per il Mezzogiorno e le periferie.”
“Come può la maggiore Città metropolitana del Mezzogiorno  – sottolinea Belli, con un forte richiamo all’attualità – non cercare un raccordo con Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania sul tema dei migranti in un’ottica di rigenerazione urbana?”

E nell’augurarsi che “De Magistris si dia una mossa su questi terreni rapidamente”, cita in positivo il lavoro che la nostra rete universitaria sta mettendo in campo proprio in materia di immigrazione-rigenerazione urbana:

“In questa direzione  – afferma infatti – Urban@it, il Centro nazionale di studi per le politiche urbane sta avviando con le università di Napoli, Bari e Reggio Calabria un’iniziativa che sarebbe utile venisse raccolta e utilizzata.”

 

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