di Alessia Pesci*

Il Quinto rapporto sulle città, redatto da Urban@it, propone molti temi che il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) intreccia nella quotidianità. I percorsi di cui ci occupiamo, nei luoghi (territori, città, periferie …) e nei tempi esigono sguardi vivaci, appunti a margine e plasmabili, nell’idea che “poeticamente abita l’uomo su questa terra” (da una poesia di Holderlin).

Ho pensato di utilizzare alcune immagini, per dare un contributo rispetto ad alcune questioni del rapporto. La prima immagine viene dalla lettura del libro di Laura Imai Messina in cui si racconta che sul fianco di una montagna in Giappone, si trova un immenso giardino, dove è collocata una cabina telefonica, non collegata, che trasporta le voci nel vento. Le persone che hanno perduto qualcuno, alzano la cornetta e parlano con chi è nell’aldilà. È un’immagine travolgente e contiene, a mio avviso, un significato poetico politico forte: “per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé”.

Mi sono venute subito alla mente le Agenzie sociali di quartiere, luoghi importanti da diversi punti di vista. Luoghi di passaggio e connessione tra un di qua e un di là per consentire che persone, situazioni e mondi differenti entrino in contatto. Luoghi di composizione di diversi saperi perché come ci dice Edgar Morin “c’è una inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, suddivisi in discipline da una parte, e realtà o problemi sempre più polidisciplinari, trasversali, globali, planetari dall’altra”. Luoghi di studio per dare vita a pratiche gentili e immaginare strutture culturali e flessibili, al cui centro comprendere anche architetture emozionali, comunque strutture di profondità. Non è un caso che alcuni urbanisti sostengono che abbiamo bisogno di livelli differenti per dare importanza all’interiorità di ciò che abbiamo di fronte.

Penso insomma alle Agenzie sociali, come un tempo e un luogo intrisi di poesia e crocevia di dialoghi e racconti prudenti di sé, che sanno tenere insieme, tradurre e ricostruire attraverso un design e una pianificazione sostenibile.

La seconda immagine è presa da Anna Maria Ortese: “… ogni corpo deve assolvere un dovere che si manifesta nell’obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi”. Obbedire alle grandi leggi del respiro personale e di tutti gli esseri viventi significa fare spazio al legame tra anima e città, tra anima, città e immagini, perché l’anima immagina e va verso ciò che non è qui. Significa anche riconoscere il diritto alla ricerca che, come sostiene Aryun Appadurai, è l’abilità a produrre nuova conoscenza senza la quale non possono esserci nuovi futuri. Tuttavia come scritto nel Rapporto “la cultura fondata su un’idea di giustizia che potenzia le persone e i luoghi a partire da quelli più difficili non ha vinto”. Non ancora se porre il futuro come fatto culturale è il centro. Rendere più ampiamente disponibile a tutti gli esseri umani l’opportunità di condurre ricerca può costituire l’equivalente etico e politico di un nuovo progetto intellettuale.

La terza immagine dura, forse eccessiva, è quella raccontata da James Graham Ballard nel libro di fantascienza Il Condominio, un luogo che inghiotte i suoi inquilini in una dilagante follia perché “al sicuro nella propria conchiglia erano liberi di comportarsi in qualsiasi modo volessero, di esplorare le pieghe più oscure della propria personalità”. Alla domanda cosa dobbiamo intendere per sicurezza sociale, penso che la prima risposta sia proprio non arrivare agli estremi del Condominio perché se “non mi ribello alla natura: la mia lentezza li esaspera”. Abbiamo bisogno di non ribellarci alla natura, ritrovare spazi di sedimento, fare posto all’inedito, occupare poco spazio e considerare le biodiversità come elemento compositivo dell’umanità. “Il presente va svelato, non nel clamore ma nei dettagli” e l’augurio, allora, è quello di abbandonarsi al vento per immaginarsi il mondo a partire dal movimento nella vita.

*Coordinamento comunità di accoglienza (Cnca)                  a.pesci@libera-mente.org