di Sergio Bisciglia Egidio Dansero Mariavaleria Mininni

La visione produttivista ha portato a guardare a lungo alla città solo come spazio dell’iperconsumo e alla campagna come ambito della produzione intensiva, perdendo di vista quella ricchezza tra urbano e rurale che nel passato aveva prodotto forme e privilegi di raccolta tra spazio agricolo e usi urbani. Il sistema del cibo appare in grado, invece, di riaprire spazi di elaborazione teorica e pratica sulla terzietà del periurbano, uscendo dalla logica binaria città-campagna e sondando le molteplici progettualità che ci propone il loro approssimarsi [Mininni 2012]. Oggi sta emergendo, diffusamente, un’impostazione teorica che al dualismo degli estremi, micro e macro, globale e locale, al confronto critico la qualità e quantità, sotto e sovra consumatori, obesità e malnutrizione, operando il rescaling del globale nel locale.

Questa nuova postura pone le realtà urbane in prima linea, sia per l’alto numero di soggetti consumatori che si concentrano nella città, sia per la grande varietà di sistemi alimentari che gli ambiti urbani propongono. Soprattutto riconoscendo quanto le scelte e gli stili alimentari, che la città aiuta a elaborare, possano incidere nei settori della produzione e del sistema del cibo in generale [Mazzocchi e Marino 2018].

Da queste premesse, si dà qui conto, in particolare, di come Torino, nella sua area metropolitana, e Matera, nell’ambito regionale di riferimento, siano entrambe variamente interessate dai sistemi economici a elevata transcalarità del cibo, indicando, in conclusione, alcuni necessari indirizzi di policies.

Tra la ventina di città italiane aderenti al Milan urban food policy pact, Torino è, sin dal suo avvio, tra quelle che più hanno fatto dei passi in avanti verso una politica locale del cibo. Molte sono le iniziative che, soprattutto in seno alla città metropolitana, sono state avviate dal 2000 evidenziando la dinamicità delle economie urbane legate al cibo. Dopo i successi, soprattutto in termini di partecipazione, ottenuti da questi processi, la nuova amministrazione pentastellata, pur operando in discontinuità con la precedente amministrazione, sta lavorando da tempo per avviare una Food commission capace di coniugare obiettivi di marketing, competizione territoriale e sviluppo economico locale, con quelli del miglioramento del sistema locale del cibo coinvolgendo attori forti del comparto agroalimentare locale [Quaglia et al. 2018]

Matera, pur essendo una città a spiccata ruralità in una regione interamente rurale (Accordo di partenariato 2014-20), non riesce a rendere visibile il cibo, nonostante il suo alto valore simbolico.

Nonostante le dimensioni aziendali ridotte (da 1 a 9 addetti), l’agrifood ricopre in Basilicata un ruolo importante per l’occupazione (l’8,36% di addetti, valore più che doppio rispetto alla media italiana) e per la presenza di prodotti agroalimentari tipici e di qualità (numerosi Dop, Igp e presidi Slow food),, che sono il naturale collegamento tra cultura locale, agricoltura, paesaggi e ambiente. Matera al pari di altre città sottoposte alla pressione del turismo, cerca di puntare al tasting the landscape come esperienza cognitivo-sensoriale di cibo e paesaggio.

I sistemi territoriali del cibo analizzati evidenziano il locale come esplorazione e costruzione di possibilità di regolazione del sistema del cibo, per cui il territorio di questo locale non è definito dalle competenze politico-amministrative, ma è prodotto incrociando spazi funzionali, territori culturali, ambiti di azione dell’economia e costruzione di sistemi locali territoriali di azione collettiva.

*Questo articolo è una anticipazione del Quarto Rapporto sulle città  “Il governo debole delle economie urbane” edito dal Mulino che verrà presentato a Bologna il 25 gennaio 2019

Gli autori: Sergio Bisciglia Politecnico di Bari sergio.bisciglia@poliba.it, Egidio Dansero Università di Torino egidio.dansero@unito.it, Mariavaleria Mininni Università della Basilicata mariavaleria.mininni@unibas.it