di Valentina Orioli*

Il 14 marzo scorso in Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio ho presentato il percorso per la candidatura dei Portici di Bologna alla World Heritage List dell’Unesco ( http://www.comune.bologna.it/news/candidatura-portici-patrimonio-umanit-unesco-cappella-farnese ). Dal 2006 i portici di Bologna sono iscritti nella lista tentativa del Ministero dei Beni Culturali e molto lavoro è stato fatto, soprattutto sul fronte della ricerca, per costruire il Dossier di candidatura. E’ nostra intenzione completare il Dossier in forma provvisoria entro il prossimo autunno, e in modo definitivo a inizio 2020.

Una candidatura Unesco non è una pratica burocratica intrapresa dal Comune: è una candidatura che coinvolge tutta la città. La Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale, che risale al 1972, sancisce la necessità di proteggere il patrimonio non soltanto dai più consueti fattori di degrado e di rischio, ma anche dall’alterazione o distruzione provocata dalle guerre, in modo da trasmetterlo alle generazioni future. E’ quindi una convenzione che incorpora il concetto di sviluppo sostenibile, e per la città di Bologna rappresenta un’occasione importante per maturare la consapevolezza di tutti sulla ricchezza del patrimonio storico e culturale, sulla sua delicatezza, sulla necessità ormai ineludibile della sua cura e gestione come bene comune. E ottenere il riconoscimento Unesco è anche una forma importante per una sua valorizzazione a fini turistici.

La candidatura propone un sito seriale, selezionando 12 componenti, fra i quasi 40 chilometri di portici del centro storico e gli oltre 50 di tutta la città, in quanto rappresentativi dell’insieme, e delle diverse connotazioni che il portico ha assunto nel tempo lungo della storia della città. Ma non c’è tema come quello dei portici che sia rappresentativo di Bologna nel suo insieme, della sua popolazione e del suo modo di vivere. I portici sono infatti spazi privati aperti all’uso pubblico fin dal 1288, quando questa loro speciale natura è stata sancita negli Statuti cittadini. I portici rappresentano quindi una peculiare dimensione collettiva, sia dal punto di vista spaziale che sociale, un luogo di incontro che caratterizza Bologna più di tutte le altre città del mondo, per la loro estensione nello spazio e attraverso il tempo. Questi aspetti saranno ripresi nella definizione della zona buffer, che delinea l’ambito di candidatura in modo allargato.

Fra le 12 componenti proposte c’è anche un portico costruito in tempi molto recenti, quello dell’edificio denominato Treno nella zona Barca, progettato dall’architetto Giuseppe Vaccaro nel secondo dopoguerra come spazio centrale di un grande quartiere CEP destinato in origine ad accogliere 40.000 nuovi abitanti. Esso rappresenta anche tutti i portici che negli ultimi decenni sono stati costruiti nella periferia bolognese con l’intenzione di riproporre nella città contemporanea l’impianto e il significato degli spazi di vita e di socializzazione della città storica.

Il Dossier di candidatura include il  Piano di Gestione, che definisce la cornice strategica entro la quale attori pubblici e privati sono coinvolti nella gestione e valorizzazione dei Portici. In questo contesto sono già state avviate varie iniziative a sostegno dei cittadini che decidano di prendersi cura del proprio portico, fra cui la possibilità di ottenere contributi per ristrutturare la pavimentazione del proprio portico o per la pulizia dei muri.

La lotta al vandalismo grafico è una delle priorità del Comune, che sta aggiornando il protocollo con la Soprintendenza sulle più opportune modalità di intervento e ha stanziato 500.000 euro per provvedere direttamente alla pulizia di molte strade del centro storico. Anche i Patti di collaborazione fra Comune di Bologna e cittadini costituiscono un valido strumento per mettere in campo iniziative di pulizia e di cura dello spazio dei portici, e infatti sono già attivi molti gruppi “no tag”che hanno pulito lunghi tratti di portico della città. Un esempio è il gruppo di volontari “no tag Saragozza”, che dopo quasi quattro anni di lavori iniziati dall’arco Bonaccorsi ha recentemente completato la pulizia di tutti i portici della strada, raggiungendo l’arco del Meloncello. Il percorso di candidatura è accompagnato da iniziative di valorizzazione proposte sia dal Comune che da cittadini e associazioni, ma anche da gesti simbolici, come la personalizzazione del proprio profilo Facebook con il logo che è stato appositamente studiato qualche anno fa da due allievi dell’Accademia di Belle Arti sotto la guida del professor Danilo Danisi.

*Vice Presidente Vicaria di Urban@it e assessore all’Urbanistica e ambiente del Comune di Bologna                   valentina.orioli@unibo.it