di Giampiero Lombardini*

Il IV Rapporto Urban@it sulle città italiane è stato presentato a Genova il 17 maggio scorso al Dipartimento Architettura e Design dell’Università ( https://www.urbanit.it/a-genova-presentazione-al-pubblico-del-quarto-rapporto-il-governo-debole-delle-economie-urbane-ed-il-mulino-2019/ ) Dopo i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento Niccolò Casiddu, è intervenuto Simone Ombuen, uno degli autori del volume. Fatta l’illustrazione dei contenuti del Rapporto, articolati nelle tre parti in cui esso si suddivide (le dinamiche economiche urbane, gli spazi della trasformazione e dell’innovazione, il governo delle aree urbane), il tema più approfondito è stato quello delle rendite urbane e della finanziarizzazione delle operazioni di trasformazione delle città italiane.

L’intervento di Simone Ombuen ha infatti indirizzato la giornata di lavori verso una riflessione attorno alla mutata natura della finanza (e quindi, con essa, delle rendite) negli interventi di rigenerazione urbana. Partendo dall’osservazione che il ruolo dell’immobiliare in Italia, come nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, ha mutato fisionomia diventando di fatto pro-ciclico, la discussione ha messo al centro la crisi del settore delle costruzioni e il ruolo crescente dell’elemento finanziario nell’intero comparto. La dimensione eminentemente extra-nazionale dei grandi flussi finanziari legati all’immobiliare si interseca con le nuove economie delle piattaforme digitali, trasformando spesso radicalmente i rapporti interni ed esterni dei sistemi urbani e, al loro interno, le diverse aree urbane.

Vengono meno, sulla spinta delle innovazioni nel digitale, nei trasporti, nella logistica le ragioni che avevano per decenni sostenuto le economie agglomerative della città industriale e post-industriale, basate entrambe, di fatto, sull’alto costo della trasferibilità. L’avvento della società in rete e della modularità digitale ha abbattuto il costo di trasferimento delle conoscenze e sostenuto automazione e delocalizzazione dei sistemi di comando e controllo; così in un numero crescente di cicli produttivi e di forme di produzione del valore, grazie a frazionamento e modularità e alla accessibilità tendenzialmente isotropa, la dispersione prima e poi la polarizzazione selettiva sono divenute più convenienti dell’agglomerazione classica.

In questa dinamica, la competizione tra città e tra aree interne alla città aumenta, creando forti squilibri, alimentati a loro volta dalla parallela crisi della finanza pubblica e dalla perdita di efficacia della pianificazione di livello locale. Attorno a questi temi si sono così succeduti, nell’incontro genovese, una serie di contributi che hanno visto l’intervento del Comune di Genova (nella figura dell’Assessore all’Ambiente Matteo Campora), di Confindustria Genova (rappresentata dalla vicepresidente con delega alla rigenerazione urbana Sonia Sandei), del Consiglio Nazionale degli Architetti (Arch. Diego Zoppi), dell’Università (rappresentata da Giampiero Lombardini e dai docenti di Economia Enrico Di Bella e Barbara Cavalletti) che hanno tutti, con diverse tonalità, declinato questi temi generali rispetto alla realtà genovese, caratterizzata da una forte propensione ad investire (non solo economicamente) nella rigenerazione urbana.

Se infatti, il tragico evento del crollo del Ponte Morandi, nell’agosto 2018 ha forzatamente accelerato ipotesi e progetti di rigenerazione urbana per il quadrante meridionale della Val Polcevera (per la quale si è aperto recentemente un concorso internazionale di idee), i progetti in campo nel capoluogo sono numerosi e spaziano da importanti investimenti nell’ambito delle infrastrutture portuali e logistiche, ad operazioni di riqualificazione urbana, principalmente localizzate lungo il waterfront cittadino. L’insieme di queste azioni, non prive di difficoltà attuative, si cala in una realtà che vede la città fortemente penalizzata da una crisi del mercato immobiliare che altro non è il riflesso se non di più generali fenomeni di crisi in termini demografici ed economici. Per questo la rigenerazione urbana, tanto più se orientata a principi di sostenibilità (secondo le indicazioni di Campora e Sandei), rappresenta la scommessa per avviare una transizione all’economia urbana genovese quanto mai necessaria. E l’appuntamento del 3 giugno, come anticipato dall’Assessore Campora, sullo sviluppo urbano sostenibile sarà la logica prosecuzione delle riflessioni avviate nell’ambito della presentazione del Rapporto.

*Università di Genova                       atp.lombardini@gmail.com