di Anna Donati*

Il 17 aprile scorso Kyoto Club e Cnr-Iia, l’Istituto sull’Inquinamento atmosferico, in collaborazione con l’Osservatorio sulle politiche di mobilità urbana sostenibile (Opmus) di Isfort hanno presentato il Rapporto MobilitAria 2019 ( www.muoversincitta.it/mobilitaria-2019/ ) dedicato alla qualità dell’aria e alle politiche di mobilità urbana nelle 14 principali città e aree metropolitane italiane nel periodo 2017-2018.

Secondo lo studio c’è un lieve miglioramento della qualità dell’aria ma nelle città continuano gli sforamenti dei limiti normativi. Aumentano gli spostamenti a piedi ed in bicicletta, tiene il trasporto pubblico ma cresce ancora il numero di auto e di moto. Complessivamente la mobilità sostenibile urbana delle grandi città non registra grossi miglioramenti in questi due anni.

Sotto il punto di vista della mobilità urbana, il rapporto analizza cosa è avvenuto in questi due anni a livello urbano, regionale e nazionale, con i diversi provvedimenti e investimenti. Per le Zone a traffico limitato (Ztl) si consolida quella di Palermo, a Firenze è entrata in funzione la Ztl estiva e a Milano Area B. In due terzi della città saranno progressivamente eliminate le auto più inquinamenti. Nel biennio le aree pedonali e le piste ciclabili sono rimaste stabili.

Ad ottobre 2018 sono entrati in funzione i blocchi del traffico nelle città del bacino padano sulla base dell’accordo sottoscritto tra Regioni e Ministero Ambiente.

Per l’uso del Trasporto pubblico urbano (Tpl) aumentano gli utenti a Bologna (+18%), Torino (+12%) e Cagliari (+9%), mentre Catania è maglia nera (-10%).  La sharing mobility cresce a Milano, Torino, Firenze, Roma, Palermo e Cagliari, sbarca a Bologna per la prima volta, ma nelle altre città non decolla.

Ed ecco il dato negativo: dopo anni di costante diminuzione, è tornato a salire nel biennio l’indice di motorizzazione di automobili sia nelle città che aree metropolitane: Torino è la peggiore (+5%, 674 veicoli/1000 abitanti), seguita da Bologna (+3%, 531 veicoli/1000 abitanti).

Nel confronto con il biennio 2012/13 emerge il balzo della mobilità a piedi ed in bicicletta, la tenuta del trasporto pubblico e il calo dell’uso dell’auto, che tuttavia resta ampiamente il mezzo preferito dai cittadini metropolitani con oltre il 50% di spostamenti. L’Osservatorio Opmus – Isfort introduce il tasso di mobilità sostenibile, costruito sommando gli spostamenti a basso impatto (piedi, bici e TPL) nelle aree urbane. Tale tasso è inferiore al 40%, sia nella media delle città metropolitane, sia in quella nazionale. Nel 2017-2018 rispetto al 2012-2013 l’indice è cresciuto di quasi 8 punti a livello nazionale e di circa 5,5 punti nelle aree metropolitane.

L’area metropolitana di Milano conferma la sua capacità innovativa ed aprire la classifica con un tasso di mobilità sostenibile di poco inferiore al 50% (48,3%), seguita da Genova (46,7%), Venezia (46,4%) e Bari (44,1%). In fondo alla classifica Catania, Reggio Calabria, che pure migliorano, e Messina.

Per la qualità dell’aria, lo studio registra un miglioramento che tuttavia non certifica per tutte le città il rispetto dei limiti normativi previsti dalla Direttiva europea. Nello specifico, viene rilevata una riduzione dei livelli medi di biossido di azoto (NO2), con alcune città in decremento come Messina (-23%), Cagliari (-21%), Roma (-12%), Torino (-12%) e Bologna (-11%). Al contrario Reggio Calabria e Catania segnalano un superamento dei valori.  Tra le città che nel 2018 hanno superato i limiti ci sono Milano, Roma e Torino.

Per le concentrazioni medie di particolato Pm10, in genere al di sotto dei limiti, per diverse città è avvenuto il superamento dei limiti giornalieri, che ricordiamo non dovrebbero superare i 35 sforamenti l’anno. Tra queste la peggio del 2018 è Torino (89 giorni) seguita da Milano (79 giorni), Venezia (63 giorni), Napoli (40 giorni) Cagliari (49 giorni

Nell’ultima parte del Rapporto, Kyoto club e Cnr-Iia avanzano diverse proposte per migliorare la qualità dell’aria e la mobilità sostenibile. Infine sono definiti target precisi al 2025 per l’aumento del trasporto collettivo, della mobilità pedonale e ciclistica, della sharing mobility, contestuale alla riduzione dell’auso dell’auto privata. Per il veicolo elettrico si propone che dopo il 2030 non vengano vendute In Italia più veicoli “fossili” ma si punti sul tutto elettrico per auto, moto e trasporto pubblico.

*Coordinatrice del Gruppo mobilità sostenibile del Kyoto Club

a.donati@kyotoclub.org