di Paolo Costa*

Venezia è una realtà urbana molto più complessa di quello che può apparire di primo acchito. Città anfibia per eccellenza, ha trovato nelle acque della laguna una cinta difensiva di eccezionale validità, ma anche un elemento instabile che, se trascurato, mette in pericolo la sua stessa esistenza, come dimostra la tragica cronaca di questi giorni.

Ma quante Venezie esistono? Quali i legami, le interdipendenze e gli elementi di contrasto tra le Venezie che oggi coesistono? Venezia è una città che si esprime in più forme: con l’urbs, ovvero il suo costruito, soprattutto quello storico, e con la civitas, la sua comunità. Il Rapporto su Venezia Civitas Metropolitana 2019 legge Venezia dalla parte della civitas, della comunità che si interroga su come e di cosa vivranno i suoi figli da qui a dieci-vent’anni, peraltro nella consapevolezza che salvaguardia e mantenimento dell’urbs storica sono un fortunato dovere che condiziona – e impreziosisce – il suo presente e il suo futuro. Civitas che è in particolare civitas metropolitana, ossia quella che comprende i sistemi urbani quotidiani di Venezia, Padova e Treviso, perché è a quella scala di nodo urbano europeo che si determinerà gran parte del futuro suo e di quello di un “Grande Nordest” – che va da Milano a Lubiana, da Monaco di Baviera a Bologna. Venezia civitas, quindi, e non Venezia urbs, anche per evitare gli equivoci derivanti dall’uso improprio, uno per l’altro, dei quattro fenotipi (Venezia storica, Venezia lagunare, Venezia quotidiana, Venezia Civitas Metropolitana) del polimorfismo veneziano: errori che portano a piangere una Venezia “che muore” (la civitas-urbs storica, la sola di interesse globale), solo perché non ci si accorge della Venezia “che gode di ottima salute” (civitas quotidiana o metropolitana).

Per trovare un esercizio analogo bisogna risalire a quello condotto nel 1969 dall’UNESCO: non a caso nel 1969, a tre anni dall’“aqua granda” del 1966, la più alta nella storia veneziana con i suoi 1.94 cm. Il 1966 ha imposto una riflessione profonda sui destini della città e ha portato alla scrittura della Legge Speciale per Venezia (1973) dopo un dibattito in Italia e all’estero, dentro e fuori dalle Istituzioni molto intenso. Dal rapporto Unesco sono passati ben cinquant’anni e si è avuta la seconda acqua alta di sempre con 1.87, ma soprattutto una sequenza di maree eccezionali che non si era mai vista: tre acque alte superiori a un metro e mezzo nel giro di poche ore. L’ UNESCO col suo Rapporto su Venezia che, nella parte seconda è dedicata agli «uomini», offre spunti di riflessione utili per l’inquadramento strategico attuale del “problema di Venezia”, come veniva allora chiamato e che non è stato ancora sciolto; un Rapporto nel quale gioca un forte ruolo la paura dello strapotere della Marghera dell’industria pesante, oggi scomparsa, e la speranza di vedere Venezia storica trasformarsi nel centro direzionale di una Venezia più grande (prospettiva castrata dalla mancata soluzione del problema dell’adeguamento tecnologico dell’accessibilità alla città storica). Non urbs  dunque, ma neanche polis: perché la civitas veneziana si esprime oggi su  spazi d’azione che non coincidono né con quelli del comune di Venezia né con quelli della Provincia – oggi Città metropolitana –, enti che condividono con la Regione del Veneto e lo Stato la responsabilità di governarla; ma anche perché il contributo che si è voluto dare con questo studio è, per quanto rudimentale (definizione funzionale della città, economia urbana letta in termini di base di esportazione, ecc.), scientifico: nel senso popperiano di un esercizio di  sovra-semplificazione sistematica, di arte del «discernere quello che si può utilmente omettere».

Il Rapporto su Venezia Civitas Metropolitana 2019 è il primo risultato di una ricerca ambiziosa, proiettata su un triennio e progettata dalla Fondazione di Venezia per capire la struttura e il funzionamento della città veneziana per, poi, esplorarne i possibili sviluppi entro scenari condizionati dalla transizione ambientale, tecnologica (digitale e non) e di globalizzazione che stiamo vivendo e vivremo negli anni a venire. Il tutto sapendo che al centro della Venezia Civitas Metropolitana c’è proprio la Venezia lagunare con le sue acque ovvero l’elemento d’unione tra la città antica e la terraferma, una Venezia che in questi giorni ha dimostrato come sia necessario ripensare funzioni e governance di tutta la Venezia Civitas Metropolitana.

*Fondazione di Venezia                            p.costa@fondazionedivenezia.org