di Francesco Gastaldi* e  Simone Dalla Costa**

Alla fine degli anni Novanta in un pamphlet edito da Bollati Borighieri1, Aldo Bononi descrisse un arcipelago del divertimento costellato da villaggi vacanze, alberghi, bar, ristoranti, parchi a tema, motel del sesso a pagamento e discoteche, capillarmente serviti da un sistema infrastrutturale efficiente di autostrade, parcheggi e stazioni di servizio; si tratta del quadrilatero che si estende tra Verona, Venezia, Rimini e Bologna, ed è denominato da Bonomi come “Distretto del piacere”: un’ indagine sulle connessioni territoriali tra i parchi a tema del Garda e gli stabilimenti balneari della Riviera. Non mancano in questo caso le analogie con i distretti produttivi e al “capitalismo molecolare” che aveva generato una economia diffusa fatta di interdipendenze fra imprese, fornitori e indotto. Un territorio della vacanza stanziale, ma anche di lunghi e concitati week end, nei quali cui il divertimento assume una dimensione privilegiata della vita.

Se oggi, dopo 20 anni, percorressimo quell’ambito, lo troveremmo mutato e diverso. Molte delle cosiddette “cattedrali del tempo libero” (per via delle dimensioni imponenti di questi locali) ci sono ancora, ma la questione dell’abbandono delle discoteche è un fenomeno che da qualche anno ha iniziato a delinearsi su scala europea, interessando soprattutto le aree nelle quali questo tipo di attività è stata particolarmente diffusa. Accanto a capannoni vuoti per crisi e delocalizzazioni, a insegne e vetrine spente per la sofferenza del commercio, a spazi pubblici abbandonati, in disuso e con scarsa manutenzione, troveremmo nascoste, molte discoteche e spazi del divertimento ripiegati su sé stessi. Non è facile scovarli e non è resa facilmente pubblica la loro ubicazione al fine di evitare flussi di curiosi e vandali, ma questi “templi” della disco dance anni Ottanta e Novanta sono oggi dei simulacri decadenti, capaci di rivivere per lo più attraverso gruppi di nostalgici che si radunano nei blog e nei social network, per condividere aneddoti e fotografie d’epoca e attuali, indugiando spesso sull’azione severa del tempo e dell’incuria, che ha intaccato questi luoghi dei loro ricordi. E’ rilevante la presenza di un fenomeno legato al turismo alternativo, che vede protagonisti i locali più iconici della loro era, spesso in avanzato stato di obsolescenza.

Molti edifici per il tempo libero sono finiti in un limbo che dura dalla conclusione delle ultime stagioni d’oro, nei primi anni Duemila; essi sono stati interessati da problematiche dovute al degrado dei luoghi, criminalità e spaccio, occupazioni abusive e incendi dolosi, con conseguenti risvolti negativi sulla quiete dei contesti urbani in cui si collocano. Le difficoltà nel prevenire che questi edifici subiscano questo processo irreversibile, sono gravate della mancanza di iniziative per il ri-utilizzo permanente, vista la costante evoluzione dei paradigmi della nightlife, l’invecchiamento delle strutture, le forme architettoniche molto particolari e i materiali utilizzati; si tratta infatti di edifici spesso di grandi dimensioni che in pochi anni di inutilizzo possono degradarsi rapidamente. Da un punto di vista del riuso, proprio l’eterogeneità delle discoteche come edifici rende difficile l’attuazione di programmi di riutilizzo alternativo condivisi, viste le peculiarità distributive degli spazi interni, generalmente poco dotati di aperture vetrate, e dipendenti in modo particolare dall’impiantistica per quanto riguarda aerazione e illuminazione artificiale dei locali; anche dal punto di vista dimensionale i rapporti di altezza e superficie sono spesso sbilanciati e richiederebbero interventi di ri-adeguamento con relativi costi da sostenere, rendendo preferibile il più delle volte la strada della demolizione. Si aggiungano fallimenti, procedimenti giudiziari e un quadro proprietario spesso complesso.

1 Aldo Bonomi, Il Distretto del Piacere, Bollati Boringhieri, Torino, 1999

*professore associato di Urbanistica, Università IUAV di Venezia                       Gastaldi@iuav.it

**laureato in architettura                                                                                              simonedallacosta@hotmail.it