di Anna Donati*

Buone notizie arrivano dal vertice europeo dell’11 dicembre: capi di Stato e di Governo si sono messi d’accordo per una riduzione delle emissioni di gas serra di “almeno il 55%” entro il 2030 e la neutralità climatica al 2050. Si alzano dunque gli obiettivi di ridurre la C02 e bisogna accelerare ogni sforzo e gli investimenti per puntare con decisione sulla sostenibilità e decarbonizzazione.

A partire dai fondi stanziati dall’Europa con il nuovo strumento Recovery Fund Next Generation EU, l’Italia ha ottenuto 209 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti per poter rispondere alla grave recessione economica scatenata dalla pandemia da Covid-19. Questa cifra senza precedenti, rappresenta per il nostro paese un’opportunità unica per una rinascita sostenibile, legata alla crescita del lavoro e la giusta transizione.

La selezione dei progetti utili per la mobilità sostenibile di merci e passeggeri in Italia è ovviamente un’operazione molto complessa, che richiede rigore e visione. Non tutti i molteplici problemi che caratterizzano il nostro sistema di trasporto potranno essere risolti con le risorse del NGEU. Essi vanno coniugati con gli investimenti ordinari e specifici italiani ed europei, in correlazione con le risorse private con cui cooperare. Il PNRR deve servire per una svolta verso la decarbonizzazione e la giusta transizione, che sostenga occupazione e lavoro in nuovi settori industriali o da riconvertire.

A questo scopo abbiamo seguito tutto l’iter della proposta italiana sul PNRR in formazione, a partire dalle Linee Guida e ora sulla nuova bozza di PNRR illustrata in Consiglio dei Ministri il 7 dicembre, su cui è aperta la discussione, non ancora approvata. Sebbene migliorativa continua a non mettere al centro le politiche di mobilità urbana e l’elettrificazione dei trasporti.

Nello stesso documento in bozza si trovano numerosi investimenti ferroviari (elemento positivo) ma troppo incentrati sulle grandi opere come la TAV, mentre riteniamo che la priorità debba essere assegnata al potenziamento delle reti verso il mezzogiorno, ai nodi ferroviari e alle linee locali regionali. Quest’ultime purtroppo sembrano dimenticate nella programmazione del PNRR.

Kyoto Club e Transport & Environment hanno presentato un Rapporto “Un Piano di Ripresa e Resilienza per la mobilità sostenibile” in occasione del convegno annuale sull’anniversario dell’Accordo di Parigi https://www.transportenvironment.org/sites/te/files/publications/Transport%26Environment%20-%20Piano%20Nazionale%20di%20Ripresa%20e%20Resilienza%20per%20la%20Mobilita%CC%80%20Sostenibile%20in%20Italia.pdf . La proposta individua tre ambiti prioritari, con una prima valutazione della spesa necessaria per raggiungere gli obiettivi, partendo dalle città, insieme ad una green and just transition del settore produttivo del comparto trasporti, mobilità ed infrastrutture.

Ne risulta una proposta pari a 41,15 Miliardi di euro, circa il 20 % del fondo da ripartire tra la spesa “climatica” e la spesa “Infrastrutture per la mobilità” del PNRR, da investire su tre ambiti prioritari:

  • mobilità urbana e regionale (29,7 mld),

  • elettrificazione (7,95 mld)

  • messa in sicurezza delle infrastrutture stradali (3,5 mld).

La mobilità urbana, regionale e le città, devono essere protagoniste di questi investimenti realizzando infrastrutture per il trasporto collettivo, un deciso impulso alle reti per la ciclabilità, la pedonalità e la rigenerazione dello spazio urbano, il potenziamento del TPL con autobus elettrici, della mobilità elettrica condivisa e degli hub intermodali nelle stazioni, la logistica delle consegne merci a emissioni zero. La sicurezza stradale e l’obiettivo di zero morti sulle strade devono trovare risorse e priorità nel PNRR.

Nella Bozza del Governo di PNRR viene indicata la struttura e la cabina di regia di gestione, che sarà posta alle dipendenze della Presidenza del Consiglio: quella per intenderci che sta alimentando un acceso confronto politico nella maggioranza di Governo.

Nel testo non vi è alcun richiamo al coinvolgimento delle Città e delle Regioni attraverso i loro organismi associativi nel processo; non sono contemplati le parti sociali, sindacali, il mondo del lavoro. Anche le associazioni ambientali non sono mai indicate tra i soggetti da consultare: per questo abbiamo chiesto l’istituzione di un Comitato Consultivo di Responsabilità Ambientale, al fine di assicurare che la quota parte green del fondo (almeno il 37%) sia spesa a favore della transizione ecologica e che il 100% sia stanziato nel rispetto dei criteri della sostenibilità.

Le risorse del PNRR che usiamo oggi per ripartire e superare la crisi, dovranno essere restituiti dalle generazioni future tra il 2028 e il 2058. Abbiamo il dovere di assicurare che la nostra eredità per le prossime generazioni sia la costruzione di nuove e solide fondamenta per lo sviluppo sostenibile e la giusta transizione ambientale e sociale di cui abbiamo urgente bisogno.

*Coordinatrice del gruppo Mobilità sostenibile del Kyoto Club                                                   a.donati@kyotoclub.org