di Redazione Urban@blog

E’ uscito il Quarto Rapporto sulle città di Urban@it “Il governo debole delle economie urbane” (il Mulino 2019, prezzo di copertina 20 euro) curato da Ernesto d’Albergo, Daniela De Leo e Gianfranco Viesti. Venerdì 25 gennaio verrà presentato a Bologna, alle ore 10,30 nell’Aula Prodi dell’Università (piazza San Giovanni in Monte, 2).

Il Rapporto è diviso in tre parti. In tutte le economie avanzate le aree urbane mostrano tassi di crescita economica superiori a quelli delle aree non urbane. Un recente progetto di ricerca della Banca d’Italia, citato nella prima parte del Rapporto Dinamiche economiche e aree urbane (a cura di Gianfranco Viesti), dimostra invece che in Italia il contributo delle grandi agglomerazioni urbane all’economia nazionale è inferiore rispetto a quello degli altri paesi avanzati, sia in termini di concentrazione della popolazione che di produzione di valore aggiunto.

I costi delle agglomerazioni in Italia sono elevati: le aree urbane presentano un livello di congestionamento automobilistico maggiore rispetto a molte altre città europee per la carenza di infrastrutture di trasporto pubblico; le rendite immobiliari sono alte ed incidono sul prezzo delle abitazioni scoraggiando l’insediamento. I loro benefici risultano invece piuttosto scarsi. Il premio di produttività e innovatività per i lavoratori e le imprese è più basso rispetto a quello stimato per altri paesi e questo si riflette – complici anche le istituzioni del mercato del lavoro – in un premio salariale più limitato per chi vive in un grande centro urbano in Italia.

La seconda parte del Rapporto Spazi della trasformazione, soggettività e forme di innovazione (a cura di Daniela De Leo) prende in esame gli effetti spaziali delle dinamiche economiche, poco o nulla governate, su città e territori che sembrano far scaturire quelle che potrebbero essere chiamate le geografie del laissez faire.

Dai centri storici assediati dal turismo di massa alla rivitalizzazione parziale o temporanea di quel che resta dei distretti industriali, dalla riscoperta delle aree rurali interne alla diffusione di iniziative di rigenerazione di quelle periferiche e periurbane, si tratta di cambiamenti delle forme di produzione e di accumulazione di valore alla scala urbana e territoriale che hanno depositato tracce diversificate.

In ogni caso, la varietà degli spazi urbani, periurbani e rurali si riempie anche in mancanza di un’azione che ne governi l’evoluzione e le economie che si sviluppano, presentando anche esempi virtuosi di buone pratiche.

La terza parte Innovazioni e difficoltà nel governo delle economie urbane (a cura di Ernesto d’Albergo) affronta il tema delle difficoltà di produrre e implementare regolazioni pubbliche locali delle economie urbane.

La pur scarsa e debole regolazione dei processi economici si produce infatti all’interno di sistemi di azione collettiva, formali e informali, nei quali sono prese e implementate decisioni relative a investimenti, flussi finanziari, infrastrutture, mutamenti nella produzione e riproduzione sociale nell’ambiente urbano, dando luogo a modelli di sviluppo territoriale in parte simili, in parte diversi.

Questi sistemi di governance comprendono attori pubblici di diverse scale e privati di diversi settori, mentre è più debole, e talvolta simbolica, la presenza di attori sociali no-profit, anch’essi comunque sempre più inclini o indotti ad adottare logiche imprenditoriali.

La qualità delle città è un fondamentale fattore per il rilancio dell’economia. Le politiche urbane non devono essere concepite come questioni locali, ma devono assumere la rilevanza di una grande politica nazionale, di lungo periodo e attenta agli equilibri territoriali.

Un aspetto cruciale è l’aumento la spesa per investimenti pubblici dopo il drammatico crollo di questi anni. La proposta di questo Rapporto è che l‘Agenda urbana nazionale assuma la forma di una serie di patti tra l’amministrazione centrale e le autorità urbane, seguendo l’esempio dei City deals britannici e dell’Agenda Stad olandese, e si costituisca una sede decisionale entro cui lo stato e le città (a partire da quelle metropolitane, ma non solo) concordino e monitorino gli investimenti e le politiche multilivello (europeo, nazionale, regionale, locale) su ciascuna di esse a partire dai patti già siglati in questi ultimi anni.