di Laura Cavalli *

Di sostenibilità ne stanno parlando in questi mesi (per fortuna) numerosi attori appartenenti ai contesti più disparati – membri di istituzioni politiche, grandi aziende e piccoli artigiani, centri di ricerca, ma anche il vicino di casa o lo chef del ristorante in cui siamo soliti andare a mangiare; eppure, nonostante negli ultimi anni sia diventato un tema “affascinante” agli occhi dei più, concretamente molto è il lavoro ancora da fare. Cosa dobbiamo fare? L’evento intitolato “Per un’Italia sostenibile: la leadership locale come motore dello sviluppo”, che si è tenuto giovedì 29 novembre presso la sede milanese della Fondazione Eni Enrico Mattei, si è posto come obiettivo quello di fare un po’ di ordine, di rispondere – per quanto possibile- a questo quesito.

L’incontro organizzato da Laura Cavalli, ricercatrice presso la Fondazione e SDSN Manager per l’Italia, è sicuramente riuscito nel suo duplice intento: da una parte sviluppare una riflessione, aperta e contestualmente ampia, sulle sfide che l’attuale Agenda 2030 e i relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile hanno posto dinnanzi agli Stati; dall’altra proporre una soluzione concreta in ottica di uno sviluppo che tenga conto della dimensione economica, ambientale, e sociale, per bocca di chi sa bene come muoversi in ambito politico e conosce le sfide aperte della sostenibilità. Se la vera protagonista dell’evento è stata l’Agenda 2030 e nello specifico declinata sul territorio, i destinatari ultimi sono stati gli amministratori locali, considerati attivi ed essenziali partecipanti del processo. Nel corso della prima parte dell’incontro, articolata “dal globale al locale” prendendo spunto dal titolo di un articolo della stessa Cavalli (Cavalli 2018), è emerso come i Sustainable Development Goals (SDGs) fungano da guida pratica e tangibile non solo per le politiche dei governi, ma anche per le scelte quotidiane dei cittadini, per le strategie delle industrie, e per le mission delle organizzazioni: la loro triplice valenza – di pagelle, strumenti di monitoraggio e strumenti di gestione – risponde alla necessità di (farci) capire dove stiamo andando e dove vogliamo e dobbiamo arrivare. Per un raggiungimento degli Obiettivi simultaneo e integrato è necessaria una stretta collaborazione, orizzontale e verticale, tra paesi e livelli di governo, tenendo bene a mente il valore aggiuntivo del teamworking rispetto al lavoro individuale. Esperienze e pratiche virtuose vanno prese da esempio, le altre corrette e migliorate quanto prima. È vero, a parole è facile: come farlo invece nella pratica? Il Rapporto scritto a quattro mani dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e SDSN Italia, nelle figure della già citata Laura Cavalli e del collega Luca Farnia, intitolato “Per un’Italia sostenibile: l’SDSN Italia SDG City Index”, non ranking né classifica – come più volte e giustamente si sottolinea nel corso della giornata – ma piuttosto strumento analitico e programmatico per formare le istituzioni del territorio in merito ai livelli di sostenibilità urbana, mira proprio a questo. Il Rapporto viene descritto come una fotografia, una snapshot quantitativa utile per accompagnare le amministrazioni locali nella definizione di programmazioni e politiche orientate alla sostenibilità. Un’Italia complicata, come sottolinea Walter Vitali, ospite dell’incontro, in cui alla difficoltà della distinzione dei confini amministrativi si aggiunge l’assenza di target appropriati per il raggiungimento degli Obiettivi. Volendo tirare le fila, integrazione di politiche e ideazione di strumenti di monitoraggio appropriati devono essere supportati dalla piena partecipazione della società civile e dall’eliminazione di quella struttura un po’ “settoriale” a cui l’Agenda in qualche modo ci vincola, per salvare quella che – volenti o nolenti, consapevoli o noncuranti, è “l’unica casa che abbiamo”.

https://www.feem.it/it/pubblicazioni/reports/per-un-italia-sostenibile-l-sdsn-italia-sdgs-city-index-2018/

* Laura Cavalli PhD – Fondazione Eni Enrico Mattei