di Carlotta Fioretti*

La crisi del coronavirus ha reso ancor più evidenti alcune delle fragilità che caratterizzano le aree urbane. In questi mesi, nel dibattito pubblico, si è parlato molto ad esempio del problema dell’inquinamento atmosferico e del traffico automobilistico, dell’acuirsi della vulnerabilità di alcuni gruppi specifici della popolazione urbana quali migranti e senza fissa dimora, del divario digitale, della distorsione e inacessibilità del mercato dell’affitto, del rischio insito nello sprawl, della carenza di spazio pubblico sicuro e inclusivo.

Non sono temi nuovi, ma la pandemia ha agito come una lente di ingrandimento, che ha spinto l’opinione pubblica e i decisori politici a riflettere sull’urgenza di una risposta. Alcune città hanno iniziato a muoversi ponendo in campo nuove strategie per agire in maniera integrata su queste questioni che spesso sono interconnesse tra loro.

Piani e programmi strategici sono infatti strumenti utili per concepire delle visioni collettive per le nostre città, ponendo in essere misure di risposta all’emergenza nel breve periodo, ma anche percorsi di medio e lungo periodo che portino ad uno sviluppo integrato e sostenibile in grado di rendere le aree urbane più resistenti e resilienti nei confronti di possibili crisi.

L’Unione Europea, tramite la Politica di Coesione appoggia le città nell’adattare o disegnare nuove strategie urbane integrate. Durante il settennio di programmazione 2014-2020 sono stati investiti circa 115 miliardi dei Fondi Strutturali e di Investimento nelle città europee, e di questi 17 miliardi sono stati gestiti direttamente dalle amministrazioni urbane per mettere in pratica più di 950 strategie di sviluppo urbano sostenibile (per una mappatura si veda STRAT-Board).

Si apre ora un nuovo settennio di programmazione (2021-2027), in cui la Commissione Europea ha ulteriormente rinforzato la dimensione urbana della Politica di Coesione. Una parte del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (minimo il 6%) sarà infatti destinato alle strategie di sviluppo urbano, mettendo a disposizione risorse per l’approccio strategico in tutte le aree urbane europee, indipendentemente dalla loro dimensione.

È pur vero che rimangono delle questioni aperte su come sfruttare al meglio queste risorse, considerando che tali strategie si collocano a cavallo tra due sistemi non sempre comunicanti: da un lato la dimensione delle politiche europee e dall’altro i sistemi di governance locali, ognuno rispettivamente caratterizzato da logiche, regole e attori propri.

Per mettere in connessione questi due mondi, e per fornire un supporto metodologico in particolare a quelle amministrazioni meno attrezzate perché più piccole, con meno capacità o con meno familiarità con gli strumenti europei, è stato recentemente pubblicato l’Handbook of Sustainable Urban Development Strategies.   

Si tratta di un manuale redatto dal Joint Research Centre (JRC) che fornisce strumenti utili alle autorità locali e regionali e a tutti gli altri attori coinvolti nel processo realizzazione di strategie di sviluppo urbano finanziate con i fondi strutturali.

Il manuale si basa sul comune approccio europeo allo sviluppo urbano, articolato in sei principi: la dimensione strategica, la dimensione territoriale e spaziale, la governance e la partecipazione delle comunità locali, l’integrazione tra i settori di politiche, l’integrazione delle fonti di finanziamento, il monitoraggio.

Per ognuno di questi principi vengono individuati alcuni nodi critici che possono emergere durante il processo di costruzione e attuazione delle strategie. Il manuale fornisce quindi delle piste per poter affrontare tali questioni raccontando come si sono comportate alcune città. Vengono inoltre riportati materiali utili reperibili online e infine per ogni questione viene fornita una lista di raccomandazioni. Non si tratta di un manuale prescrittivo, bensì di uno strumento di apprendimento flessibile e adattabile ai differenti contesti territoriali e amministrativi.

*European Commission, Joint Research Centre (JRC), Seville, Spain                                        Carlotta.FIORETTI@ec.europa.eu