di Vittorio Ferri*

La presenza nelle grandi città di diverse categorie di popolazioni, non residenti alloggiate, giornaliera (pendolari, lavoratori e studenti) e di contatto (escursionisti, presenze per affari e per eventi) aggiuntive rispetto a quella residente, determina un onere per i comuni, in particolare per quelli capoluogo, che grava sui residenti/elettori/contribuenti. Tuttavia, le popolazioni non residenti – e il turismo – costituiscono da un lato una risorsa per lo sviluppo economico, dall’altro un problema per la finanza delle città.

Imposta di soggiorno e imposta di sbarco dopo la legge di bilancio per il 2019

La legge di bilancio per il 2019 – a sorpresa – ha istituito il contributo di sbarco per la città di Venezia (comma 1129 Gazzetta ufficiale del 31 12 2018, p. 193).

Le principali modalità di tassazione del turismo sono le seguenti:

  • sugli arrivi, a somma fissa per persona, ad esempio le tasse di imbarco e sbarco;

  • per unità di soggiorno nelle strutture ricettive;

  • in percentuale sul prezzo pagato, ad esempio l’imposta sul valore aggiunto sul prezzo del pernottamento (che non affluisce al bilancio del comune).

E’ bene ricordare che l’imposta di soggiorno, giustificata dal principio chi inquina paga, è stata abolita nel 1989 prima dei mondiali di calcio del 1990, reintrodotta nel 2011 (per Roma capitale nel 2010 come contributo di soggiorno) unitamente all’imposta di sbarco per le isole minori.

Quali sono le differenze tra imposta di sbarco e di soggiorno? Dopo aver ricordato che nel 2007 la Regione Sardegna aveva istituito l’imposta di soggiorno e l’imposta di sbarco, va sottolineato che i presupposti ed i soggetti passivi sono diversi. Nell’imposta di soggiorno rileva l’alloggio nella struttura turistica, mentre nell’imposta di sbarco rileva l’accesso delle persone fisiche al territorio comunale, per finalità e con mezzi di trasporto diversi. Per questa ragione finora la seconda è stata limitata alle isole minori, ma, oltre a Venezia, sarebbe desiderabile la sua istituzione a Firenze. Il gettito di entrambe è destinato a finanziare politiche per il turismo, i beni culturali e ambientali, i servizi pubblici locali. Per entrambi i tributi, sarebbe opportuno da parte dei comuni beneficiari, dare voce ai contribuenti-utilizzatori dei servizi da considerare non turisti ma cittadini temporanei.

Risorse finanziarie e politiche urbane per la città di Venezia

Nel 2017 il gettito dell’imposta di soggiorno per il comune di Venezia è stato di 45.427.786 €, pari all’8,8% delle entrate totali, inferiore all’11,0% del comune di Firenze, (dati certificati di conto consuntivo, accertamenti). Ora le stime del gettito dell’imposta di sbarco prevedono un aumento delle entrate rispetto all’imposta di soggiorno. In attesa della definizione delle modalità applicative dell’imposta di sbarco, con particolare attenzione al ruolo dei grandi vettori di trasporto e alla disciplina delle esenzioni, è necessario riflettere sulla redistribuzione dei costi e dei benefici tra i turisti pernottanti, gli escursionisti ed i residenti. Considerata la necessità di costruire politiche per il turismo sostenibile e responsabile (utili anche a ridurre le tensioni con l’Unesco) e di programmare i flussi turistici tenendo conto delle capacità di carico turistico, va osservato che dal punto di vista economico la modalità ottima è tassare l’accesso alla destinazione, con imposte a somma fissa ed i pernottamenti con l’imposta di soggiorno.

Tuttavia, i problemi di Venezia non riguardano solamente la tassazione del turismo per alimentare le entrate del Comune (nel 2017 ha avuto 90.594.191 euro di proventi accertati derivanti dalla gestione del casinò). Ciò che fa problema è la costruzione di politiche urbane e del turismo per una città da considerare come bene/spazio pubblico, anziché come museo o parco tematico con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e dei servizi per i residenti e per i turisti (nella classifica de Il sole 24 ore nel 2018 le province del triveneto sono nelle prime trenta posizioni, ma Venezia è al 34 posto, precede Rovigo al 58 posto). Dunque occorre ridurre il distacco tra turisti che pernottano (circa 10 milioni l’anno) ed escursionisti (circa 20 milioni l’anno), entrambi in forte crescita, e residenti in forte calo (56.000 abitanti contro una media di circa 80.000 presenze al giorno), in pratica tra politiche e città.

*Università di Milano Bicocca e Università di Pavia

vittorio.ferri@unimib.it