di Walter Vitali*

«Una parte significativa dell’attuale realizzazione degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) è portata avanti al livello locale. Le città hanno un ruolo importante nel conseguire gli obiettivi. Gli SDGs si traducono in azioni concrete specialmente al livello delle città. Per conseguire gli obiettivi è necessaria una forte cooperazione tra ciascun Paese e le proprie città».

Sono parole tratte dall’introduzione del sindaco di Helsinki Jan Vapaavuori alla Voluntary local review presentata all’High level political forum delle Nazioni unite nel luglio scorso sul loro stato di attuazione degli SDGs (link) . È stata la seconda città a farlo, dopo New York nel 2018, mentre ogni anno numerosi Stati presentano la loro Voluntary national review. L’Italia l’ha fatto nel 2017.

Dal sito sugli SDGs della Nazioni unite risulta che solo 11 città nel mondo hanno una loro Voluntary local review. In Europa, oltre a Helsinki, ci sono Bristol e Mannheim. Ma l’attività di localizzazione degli SDGs è fortunatamente molto più estesa, come si vede dal Terzo Rapporto presentato quest’anno da United cities and local government (Uclg) all’Hlpf delle Nazioni unite (link) .

ASviS e Urban@it lavorano all’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile ormai da tre anni, avendo collaborato alla Carta di Bologna per l’Ambiente sottoscritta dai sindaci metropolitani nel 2017, pubblicato l’Agenda nel marzo 2018 e il primo Report nel luglio di quest’anno (link) .

La città metropolitana di Bologna è stata la prima a darsi una propria Agenda per lo sviluppo sostenibile sulla base della Carta di Bologna per l’Ambiente il 15 marzo 2019 (link).

L’elaborazione delle Agende sarà sicuramente estesa, almeno alla scala metropolitana, in seguito al recente Avviso del ministero dell’Ambiente che ha stanziato 2,5 milioni di euro a questo scopo. ASviS e Urban@it si sono candidate presso le città metropolitane ad accompagnare questo processo mettendo a disposizione le proprie competenze.

Ora il problema è: quali Agende? E non solo a livello metropolitano ma urbano e territoriale in generale.

La nostra posizione è che il fulcro delle Agende deve essere un processo di definizione degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile che riguardano i diversi territori in stretta relazione con la Strategia nazionale e quelle che stanno elaborando le regioni. Solo in questo modo le Agende potranno diventare il quadro di riferimento unitario entro cui collocare sia le politiche che le azioni a quella determinata scala, e non uno strumento di pianificazione sui generis che si affianca agli altri.

Come abbiamo già fatto per l’Agenda urbana nazionale, il nucleo fondamentale delle Agende sarà un set di 30-40 obiettivi con i relativi indicatori e le azioni per conseguirli che andranno costantemente aggiornati e monitorati attraverso un sito. Andrà inoltre costituito un Nucleo tecnico presso ogni città metropolitana con il compito di aiutare i comuni, le imprese, le associazioni e i gruppi di cittadini che scelgono alcuni obiettivi a collocarli nel loro contesto specifico per attivare azioni per lo sviluppo sostenibile nell’ambito dell’Agenda e unificarle con la stessa linea comunicativa.

Una proposta per concludere. Eurocities, con cui Urban@it è in contatto, potrebbe proporre alla Commissione europea di inserire nella propria delegazione alla riunione dell’Hlpf dell’Onu sugli SDGs di luglio 2020 a New York i rappresentanti di un certo numero di città (3-5 ad esempio) per illustrare le loro Voluntary local review scelte in base ad una call. È un’esperienza che si potrebbe ripetere ogni anno anche con il contributo delle città italiane.

*Direttore di Urban@it                                                 direttore@urbanit.it