di Carlo Borgomeo*

Esprimo il mio apprezzamento per il lavoro svolto da Urban@it sulle politiche per le periferie, e per il Rapporto curato da Giovanni Laino. Il tema è di straordinaria rilevanza ed anche urgenza nell’ambito delle questioni sociali. Personalmente giudico il degrado delle periferie urbane come il più grave problema del nostro Mezzogiorno. Tutto il lavoro della Fondazione Con il Sud ci consente di avere un osservatorio privilegiato sulle dinamiche e sui disagi sociali che sono tanti, spesso gravi, spesso strutturali. Ma il degrado sociale, o in qualche caso, la vera e propria segregazione delle periferie, dove si fatica a percepire una pur vaga idea delle istituzioni, è per me, insieme, uno dei più gravi sintomi ed una delle più consistenti cause della questione sociale del Sud.

Per questa convinzione e per le esperienze che intercettiamo quotidianamente, mi riconosco pienamente nelle conclusioni di Giovanni Laino ed in particolare nella efficace sintesi rappresentata dal titolo del paragrafo 3.3: Rigenerare il tessuto sociale più che ricucire gli spazi.

La mia personale cultura mi suggerisce di non affrontare mai le questioni complesse nella logica dell’aut aut, ma piuttosto in quella dell’et et. Ed anche in questo caso penso che sia giusto promuovere percorsi di coesione sociale e di rafforzamento delle comunità, e lavorare sulla infrastrutturazione materiale e nel recupero degli spazi. Ma tuttavia insisterei nell’assumere la priorità del lavoro nel sociale: per far sì che gli spazi diventino luoghi, per evitare che le strutture siano poco manutenute o che, abbandonate, diventino il simbolo dello spreco e della disperazione, per costruire una dimensione di vivibilità nei quartieri, occorre lavorare sulla comunità, investire in tutto quanto può sviluppare un clima di relazioni sociali positive, basate sulla cultura della fiducia reciproca e non dello scambio. In questa linea mi pare interessante anche la proposta avanzata dal Rapporto di sperimentare la costituzione di Agenzie sociali di quartiere.

So bene che una impostazione del genere, appare astratta e velleitaria. È una critica alla quale siamo abituati. So bene che rischia di vincere la politica delle realizzazioni rapide (anche se di solito sono solo promesse come tali!), degli interventi fisici e misurabili. Ma a sostegno della mia tesi vi sono molte esperienze concrete, verificabili e positive, in cui attorno ad una iniziativa di inclusione sociale per soggetti fragili, nella valorizzazione di un bene comune, nella costruzione di un centro di aggregazione per adolescenti, si sviluppano, come a macchia d’olio, percorsi virtuosi di relazioni sociali positive.

Alcune esperienze sono ormai famose, come lo straordinario, ancorchè ovviamente incompleto, cambiamento che si registra nel quartiere Sanità di Napoli grazie al progetto per la valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro; o al mutamento in atto nel quartiere della Zisa a Palermo grazie al lavoro del Centro Tau ed alle iniziative culturali e sociali negli ex cantieri della Zisa. Molte altre esperienze potrei citare, alcune appena all’inizio di un percorso di cambiamento. Percorsi complessi, fragili, con andamenti spesso contraddittori, ma nei quali si intravede con certezza che è possibile una via di uscita. Anche nel sociale, come in generale per tutte le politiche, occorre partire dalla domanda, promuovendola, selezionandola, accompagnandola; e non dall’offerta, con interventi decisi e progettati altrove.

*Presidente della Fondazione “Con il Sud”                                                                 carlo@borgomeo.it